Negli ultimi mesi abbiamo assistito inermi al rischio di scontri diplomatici con la Francia e alle prese in giro dei due alleati di governo nei confronti di Angela Merkel, alla quale, peraltro, sono riusciti a strappare la seguente frase: “Non voglio avere niente a che fare con voi”.
Nel mezzo del nostro imbarazzo, trasmesso sui social e in mondovisione, nella nostra incredulità, abbiamo ascoltato slogan mortificanti mentre nel mar Mediterraneo venivano smantellate le uniche imbarcazioni ancora ostinate a salvare chi chiedeva delle mani a cui aggrapparsi per non affogare, per poter continuare a respirare. Le nostre istituzioni quelle mani gliele hanno negate.
Oggi quelle stesse istituzioni chiedono di andare a votare per loro in occasione delle elezioni europee, dopo aver dimostrato con i fatti, e anche con le parole, di non aver un briciolo di senso delle istituzioni e di cura per i progetti promossi dall’Unione Europa. E oltretutto nemmeno di avere un programma definito e veramente alternativo a quei progetti.
Il sovranismo avanza, minaccia di infiltrarsi nelle istituzioni europee, eppure proprio chi si appella al popolo sovrano non sa che pesci prendere.
La parola sovranismo deriva da “sovrano”, aggettivo che per la Treccani significa “Che sta sopra, più in alto di tutti gli altri”. Sovrano è sinonimo di “monarca, re, imperatore, zar”. Ma per Matteo Salvini «sovranismo significa che alla fine la decisione la deve prendere ognuno di voi». Perché eleggerti, dunque, verrebbe da chiedere al Ministro dell’interno che da mesi affronta il tema della sicurezza delegando ai cittadini la loro legittima difesa. Loro pagano per dei servizi che non ricevono e spesso sono pure contenti. Mentre esaltano l’uomo forte, l’uomo sovrano, lui sta in alto a farsi selfie e a reprimere chi si oppone alla sua nullafacenza. Il leader del partito polacco di maggioranza Diritto e Giustizia (Pis), Jaroslaw Aleksander Kaczyński, con cui il Ministro ha stretto un altro contratto, dice di essere sovranista ma fino a un certo punto. Forse guarda in avanti e capisce che se tutti gli stati fossero sovranisti, alla fine ci sarebbe comunque un sovrano più in alto di altri: lo zar di Russia in questo caso. Per l’ungherese Viktor Orbàn, invece, “sovranismo” è una definizione riduttiva perché la sua visione di “democrazia illiberale” è molto più ampia e radicale della semplice difesa delle prerogative dello stato nazionale…..
Eppure c’è una parola, un disegno, un programma, che non guarda al passato, ma al futuro, e allo stesso tempo è già il nostro presente. È la parola che definisce chi da anni viaggia in giro per l’Europa, entrando a contatto con le diverse culture che la compongono, parlando lingue che non sono le sue e pensando europeo. La parola “Internazionalismo” significa “in genere, ogni tendenza, ideale o pratica, che unisca forze individuali o collettive in solidarietà d’azione, al di sopra delle differenze nazionali; oggi riferito soprattutto a movimenti e orientamenti a carattere cosmopolitico, umanitario e pacifistico, e in particolare all’ideologia delle associazioni internazionali dei lavoratori, o dei vari partiti marxisti che le rappresentano e le affiancano”. Per il futuro auguriamoci il futuro. Per queste elezioni speriamo che tutti e tutte votino guardando “al di sopra delle differenze” e che nella vita di tutti i giorni agiscano solidalmente unendo le proprie forze in qualcosa di più ampio: all’interno di un progetto di comunità, che sia locale o internazionale. Per il futuro auguriamoci il futuro.